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04/01/2014

Un saggio "controcorrente".

“Il sistema politico italiano, pur con tutte le sue disfunzioni, è una storia di successo: uscita in ginocchio dalla guerra, l’Italia grazie proprio al suo particolare sistema democratico, è riuscita a diventare la quinta potenza economica mondiale. Questo sistema made in Italy assieme alla sua Costituzione ha permesso al Bel Paese di trasformarsi economicamente, socialmente e anche politicamente; ha sviluppato un sistema democratico che può facilmente essere paragonato - e direi che tal volta supera in qualità - a molti degli altri sistemi democratici esistenti, incluso quello degli Stati Uniti. Bisogna ricordare prima di tutto che negli ultimi 60 anni l'Italia è stata troppe volte giudicata negativamente e quindi impossibile da salvare politicamente. Nonostante ciò e malgrado i suoi innumerevoli problemi, l'Italia si trova oggi in una situazione migliore riguardo alle aspettative di vita dei suoi cittadini, alle condizioni dell'assistenza sanitaria, all'incidenza di molte malattie, alla proporzione della popolazione che vive sotto i livelli di povertà, alle aspettative dei genitori riguardo il futuro sociale ed economico dei loro figli, ai risultati nell'istruzione degli studenti nelle varie fasce d'età a confronto, all'assistenza per i disoccupati, alla struttura del debito pubblico nazionale, e persino nell'abilità delle sue pur fratturate istituzioni nazionali di governo di evitare quel tipo di paralisi e pericoli di inadempienza finanziaria che hanno recentemente caratterizzato gli Stati Uniti. Quindi esorterei chiunque a non svendere l'Italia, essendo consapevoli comunque che nel 2014 rimarranno ancora molte sfide da affrontare”.


Joseph LaPalombara
Tratto da “Democracy Italian Style” di Joseph LaPalombara.
Ringrazio LA VOCE di NEW YORK e Filomena Sorrentino. 
 

17/12/2013

Gli anglosassoni cominciano a capire di avere un problema: sono monolingui!








 Nel mondo globalizzato e iperconnesso, a far sì che le persone non imparino lingue diverse da quella natale sono due fatti diametralmente opposti: da una parte c’è la marginalità dei villaggi rurali e dall’altra, più incisiva, la centralità delle nazioni anglosassoni con il loro diffuso atteggiamento quasi sgarbato nei confronti delle lingue straniere.
Questo atteggiamento però è in netta diminuizione. Perchè?
L’Economist difende il blinguismo ed afferma che le persone che parlano due o più lingue sono più flessibili perché possono applicare strategie diverse di pensiero. I bimbi esposti dalla nascita a più lingue fanno qualche confusione all’inizio, ma già verso i quattro anni sanno cavarsela perfettamente. Il rischio che abbiano un vocabolario ridotto è limitato al periodo infantile, mentre i vantaggi sono rilevanti, dimostrati, e durano per tutta la vita: i bambini bilingui sono più precoci nel prendere decisioni e nel portare a termine compiti complessi.
Il bilinguismo concede anche maggiore creatività, capacità di concentrazione, fiducia in se stessi, attitudine a capire gli altri e a prendere buone decisioni in tempi brevi e con sforzo minore.
Sembra anche – secondo svariate ricerche - che sapere due lingue allontani di quasi cinque anni il rischio di Alzheimer indipendentemente da ogni altra variabile (istruzione, sesso, occupazione). Inoltre le persone bilingui hanno una gamma comportamentale più ampia e possono, cambiando lingua, arrivare perfino a cambiare personalità.
Si diventa più brillanti e più abili nel multitasking; la memoria e la percezione migliorano così come la sensibilità linguistica e la capacità di decidere razionalmente.
Però attenzione! Qui si parla di dominare due lingue e non di mescolare caoticamente in un discorso, parole straniere a casaccio, e spesso a sproposito.
(Grazie a Anna Maria Testa e Internazionale).
 





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