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30/01/2017

Charming people, often mistakenly defined seducers…


It is definitely a skill to set another at their ease and to make an individual feel like the most interesting person in the room. Charm is underrated, underappreciated and perhaps just a little misunderstood. It is a mix of kindness, modesty, agreeableness and politeness.

1. Don’t be afraid to show a little vulnerability
We are conditioned to achieve and to succeed with social and professional profiles. We have become afraid to show even a chink in our social armour we have created. However, charming people know that the odd touch of vulnerability allows others to see them as human, real and approachable.

2. Say less
In our rush to promote our personal brand, the temptation to reiterate our general fabulousness to all we encounter can be overwhelming. Charming people do not do this; instead, they are assured within their own skins, preferring to let others through their significant questioning skills, have their moment to shine.

3. Look for agreement rather than contradiction
Our professional roles demand that we must challenge decisions, viewpoints and plans, defend our own position. These skills are invaluable to us but when not tempered with charm they can easily morph into a combative stance that colours all of our interactions. Charming people look for points of agreement, they do not actively look to disagree, but when appropriate, they calmly offer a different point of view.

4. Extend the same courtesy to all
It often happens that the more important the person you are dealing with, the greater the oomph you put into your interactions with them. However, there is something so appealing about a person who treats all the same, regardless of their position flipping the perceptions of others about who was worthy of attention.

5. They have a genuine interest in others

There is a difference between a person who has interest in the questions and a person who has interest in the answers. Charming people are sincere, and always want to hear and to learn and this is so appealing to others.

Desaprender y Reaprender para Aprender...






Somos lo que comemos (cuerpo) y lo que aprendemos (mente). 















Una buena educación es la herramienta necesaria para que podamos desarrollarnos de forma autónoma a la largo de nuestra vida. En cambio, una mala educación nos impide que alcancemos nuestra máxima plenitud y por ende satisfacción y felicidad.

La responsabilidad de padres y educadores es saber si con nuestras acciones educativas estamos dejando huellas o cicatrices. Porque aunque partamos de la premisa de que ningún padre o educador pretende dejar cicatrices de forma consciente, desafortunadamente eso sucede muy a menudo.

1.    Estudiar, como se entiende tradicionalmente, implica que todo el esfuerzo requerido sea mental y el cuerpo deba permanecer inmóvil. Se premia la quietud y se castiga el movimiento. El aprendizaje puede y debe ser compartido, colaborativo y kinestésico y puede requerir de diferentes acciones simultáneas para que resulte significativo para el alumno.

2.    Aprender en la escuela es necesariamente aburrido y necesita obligatoriamente de un punto de sacrificio por parte del alumno, que debe disciplinarse para sobrellevar el aburrimiento. La diversión, la sorpresa, el entretenimiento (Fun Factor) no son enemigos del aprendizaje, al contrario, son elementos indispensables para alcanzarlo, pues predisponen y motivan al alumno.

3.    Todos debemos aprender lo mismo y de la misma forma porque lo dice el currículum. Se tiene miedo a lo diferente, a buscar soluciones personales y creativas, se castiga lo que se escapa de la norma, de lo estipulado. En la educación tradicional el alumno es juzgado a partir de una cifra que juzga como bueno si esa cifra es “suficiente” y como malo si esa cifra es “insuficiente”. Educar a cada alumno para que desarrolle su talento individual es lo mejor para el individuo y para la sociedad.

4.    Los alumnos tienen la mente en blanco y nosotros debemos llenarla de datos. Si las cosas no se saben, los alumnos no saben nada. La memoria es importante y debe trabajarse en la escuela pero como una capacidad más, no como la única capacidad para alcanzar el aprendizaje.

5.    Los niños sueñan con dragones y pelotas, las niñas con princesas y muñecas. Reforzar estereotipos sexistas limita el desarrollo y el potencial de los alumnos ya que impide que desarrollen su máximo potencial como personas. Dejemos que cada cual desarrolle sus potencialidades en función de sus intereses y no en función de los nuestros.


Tenemos que cambiar nuestra manera de educar, desmontando lo que sabemos. Tenemos que desaprender para reaprender a construir nuevas prácticas docentes.

Cervello: cose che fanno male, cose che fanno bene...






Attraverso tecniche di neuroimmagine, le neuroscienze hanno identificato alcune attività che possono modificare il nostro cervello in modo permanente, cambiando la sua struttura, aumentando o riducendo le sue dimensioni o alterando il suo equilibrio chimico.








Cose che fanno male…
1. Dormire poco
Tra i danni causati da una mancanza di sonno, vi è il rimpicciolimento del nostro cervello. Questo può verificarsi in aree importanti come i lobi temporali, parietali e frontali, ovvero in quelle aree responsabili, tra l’altro, del linguaggio, del tatto, dell’equilibrio e della capacità di eseguire calcoli o prendere decisioni.
2. Sentire dolore cronico
Per quanto si possa riuscire a convivere con la sofferenza fisica perenne, il cervello comunque si altera. In modo particolare, l’area in cui si registrano le maggiori alterazioni delle connessioni neurali è la corteccia frontale, associata alla gestione delle emozioni. Se si prova dolore in qualsiasi momento, certe aree cerebrali sono continuamente attive, con il conseguente deterioramento ed eventuale morte di neuroni.
3. Fumare
Quando pensiamo agli effetti del tabacco sulla nostra salute, non dobbiamo considerare solo i polmoni: la dipendenza dalla nicotina è pericolosa anche per il cervello. Ricercatori hanno infatti scoperto che il cervello dei fumatori presenta meno aminoacidi nella corteccia cingolata anteriore, la parte del cervello che elabora il piacere e il dolore. Bassi livelli di essi sono connessi a disturbi psichiatrici come la schizofrenia o la demenza, così come la tendenza all’abuso di droghe.
4. Accumulare troppi grassi
Accumulare troppi grassi non solo è dannoso per il metabolismo, in quanto aumenta il rischio di problemi cardiaci, ipertensione e diabete, ma può essere nocivo anche per il cervello. Più alto l’indice di massa corporea, maggiore è il rischio di un rimpicciolimento del cervello con l’avanzare dell’età.

Cose che fanno bene…
1. Leggere romanzi
Leggere può trasformare la struttura di certe aree cerebrali. Ad esempio, le connessioni neurali nel lobo temporale, legate al linguaggio, e quelle nel solco centrale, legate all’attività motoria, aumentano dopo la lettura di un romanzo creando nuovi schemi cerebrali che ci rendono più intelligenti.
2. Giocare videogiochi
Uno studio ha dimostrato che giocare per circa 10 ore può modificare l’attività elettrica del cervello. I miglioramenti riguardano sia l’attenzione visiva, sia la capacità di ignorare le informazioni non rilevanti. In altre parole, i videogiochi d’azione possono aiutare lo sviluppo dell’attenzione selettiva spaziale, abilità che si rivela molto utile in diverse attività quotidiane.
3. Meditare
Dopo aver meditato, il nostro cervello non è più lo stesso: dall’aumento della sostanza grigia nell’ippocampo che migliora la nostra memoria, alla riduzione del livello di cortisolo (l’ormone dello stress) e della sensazione di ansia, all’aumento del volume in aree connesse alla regolazione delle emozioni, alle emozioni positive e all’autocontrollo, fino al miglioramento della nostra capacità di prestare attenzione.
4. Praticare sport
Allenare il nostro corpo può aumentare il volume dell’ippocampo, consentendoci una memoria migliore. L’attività fisica può anche aiutare il nostro cervello a invecchiare meglio, ovvero a non invecchiare troppo in fretta, e stimola anche la neuroplasticità, in quanto favorisce la crescita di nuove connessioni tra le cellule in varie aree corticali.
5. Imparare
Imparare qualcosa di nuovo cambia la biochimica del nostro cervello: a livello delle connessioni tra neuroni, una proteina chiamata delta-catenina si lega a un acido grasso per permetterci di immagazzinare nuovi dati nella nostra memoria. Ma anche la struttura del cervello cambia: imparare una nuova lingua o conoscere perfettamente le strade della nostra città per esempio, aumenta la sostanza grigia del nostro cervello. (vedi il mio post sui “Black Cabs” londinesi)
6. Giocolare
Riuscire a far ruotare nell’aria tre palline non è soltanto divertente, ma anche un importante stimolo cognitivo. Come dimostrato da uno studio, questa attività produce cambiamenti nella sostanza bianca del cervello, a qualsiasi età. Dopo un allenamento di mezz’ora al giorno per sei settimane, si sono osservati cambiamenti visibili nei collegamenti cerebrali in aree correlate principalmente alla visione periferica, una capacità estremamente importante nella vita di tutti i giorni.

23/01/2017

El Cerebro es autónomo…




Está comprobado que nuestro cerebro es autónomo y le gusta decidir qué aprender, cómo aprender, cuándo aprender y de quién aprender. 







La autonomía en el aprendizaje no significa que el estudiante sea el único protagonista sino se trata de sea independiente en su recorrido de aprender, pero acompañado de una estrecha colaboración con su Educador en su desarrollo.


Para cumplir este objetivo, el Educador debe disponer de ciertas habilidades y herramientas que le permitan inculcar al estudiante iniciativas autónomas en el aprendizaje, para que este sea capaz de continuar aprendiendo de manera cada vez más eficaz y entusiasmante desde temprana edad.

Vamos a destacar 10 iniciativas que pueden inculcar dicha autonomía y que suelen tener muy buenos resultados:

1. Debemos abandonar nuestro rol tradicional y debemos ceder espacio en la toma de decisiones, para que el alumnado tenga mayor protagonismo.

2. Debemos fomentar la curiosidad, la gran motivadora para todo proceso de aprendizaje.

3. Debemos crear una guía personalizada de aquellos conceptos que tiene que ir asimilando el estudiante a lo largo del curso. De ésta manera, él podrá ir aprendiendo según su nivel de comprensión y a su ritmo.

4. Debemos reforzar el sentido de la responsabilidad, más no el de la obligación en los estudiantes.

5. Debemos generar proyectos creativos para utilizar lo aprendido en nuevas situaciones.

6. Debemos reforzar la autodisciplina: Dedicar la atención ininterrumpida a una sola cosa hasta terminarla; ser críticos con nuestros razonamientos; valorar positivamente los pequeños logros conseguidos; seccionar los objetivos analizando paso a paso lo que hay que hacer.

7. Debemos evidenciar las capacidades, no solo intelectuales, sino también físicas y emocionales de cada alumno.

9. Debemos despertar una fuerte motivación hacia la cooperación con los demás como medio para desarrollar el propio aprendizaje.

10. Debemos lograr que el alumnado, de forma individual o grupal, acceda a tareas escolares de forma espontánea.

Todas estas acciones provocan sobre el alumnado un aumento del auto confianza y logran generar una alta motivación con la cual afrontar y superar cualquier obstáculo en todo recorrido de aprendizaje.


El alumno logra tomar conciencia de sus propios recursos, se siente más libre para intercambiar ideas, para gestionar su tiempo, comprender mejor la teoría y desarrollar actividades propias.

17/01/2017

Conexión humana y Aprendizaje...







Solo a través de la conexión humana nuestro Cerebro aprende.







Un grupo de científicos estudió grupos de bebés desde su nacimiento hasta los 12 meses de edad para determinar cómo y cuándo se adquiere el lenguaje.
Para ello los investigadores crearon diversos escenarios con grupos de niños de 5 a 9 nueve meses.
Un grupo escuchó hablantes nativos de inglés mientras jugaban, otro observó un programa de televisión en el que se hablaba inglés y otro escuchó inglés en una grabación de audio.
Sólo el grupo de niños expuesto al inglés a través de hablantes nativos aprendieron a asimilar los fonemas extranjeros. Su rendimiento fue equivalente a los recién nacidos en Londres que habían estado escuchando a sus padres durante los primeros meses.

Los bebés que fueron expuestos al inglés por la televisión o a través del audio no lograron asimilar nada del idioma.

El estudio proporciona evidencia de que para nuestro cerebro, el Aprendizaje no es un proceso pasivo y que requiere la interacción humana para que produzca resultados satisfactorios.

Padres y Educadores tenemos que tener esto en cuenta: El cerebro de los niños logra asimilar el lenguaje sólo a través de intercambios entre personas.

La interacción humana es fundamental en todo proceso efectivo de Aprendizaje.

Solo a través de la conexión humana nuestro Cerebro aprende.

12/01/2017

Tengamos cuidado con las palabras que usamos porque ...





...pueden literalmente cambiar nuestro cerebro.







Una sola palabra tiene el poder de influir en los genes que regulan el estrés físico y emocional. Tengamos cuidado con las palabras que usamos porque pueden literalmente cambiar nuestro cerebro.

Cuando usamos palabras positivas, mejoramos el razonamiento cognitivo en áreas de nuestro lóbulo frontal y estimulamos los centros de motivación del cerebro.

Por otro lado, el uso de palabras negativas impide la producción de neuroquímicos que necesitamos para el manejo del estrés. Aumenta la sensación de “miedo - amenaza” en nuestro cerebro y se bloquean las conexiones de pensamiento elevado.

Al mantener palabras positivas y optimistas en nuestra mente, también estimulamos la actividad en los centros de lenguaje específicos que se conectan directamente a la corteza motora responsable de movernos a la acción.

Las funciones en el Lóbulo Parietal comienzan a cambiar y modifican nuestra percepción de los demás y de nosotros mismos. Una visión positiva de nosotros mismos nos lleva a ver lo bueno en otros, mientras que una auto-imagen negativa nos lleva hacia la sospecha y la duda. 

Con el tiempo, la estructura de nuestro Tálamo también cambia en respuesta a nuestras palabras, pensamientos y sentimientos conscientes y los estudios demuestran que la actividad del Tálamo es determinante en la manera en que percibimos la realidad.

"Well, this is my first affair, please be kind
Handle my heart with care, please be kind…" Frank Sinatra

09/01/2017

Educar es también formar mejores Oradores y Oyentes…




Aprender a escuchar y hablar es extremadamente importante para ampliar el conocimiento, mejorar la comprensión y construir el concepto de comunidad entre nuestros alumnos.



1. Tengamos interacciones con nuestros alumnos, de uno a dos minutos, uno a uno, unas cuantas veces por semana. Compartamos información acerca de nosotros mismos y mostremos interés haciéndoles preguntas sobre sus intereses.
2. Incluyamos el lenguaje no verbal y paraverbal que reforcemos la sensación de lo que estamos oyendo nos interesa.
3. Identifiquemos y modifiquemos los comentarios dolorosos. Si el estudiante no parece estar consciente, propongamos una respuesta alternativa y luego pidamos al estudiante que piense en otras alternativas.
4. Formulemos preguntas abiertas que estimulan la discusión y pueden ser una manera muy poderosa de reforzar el concepto de que hay diferentes puntos de vista sobre un tema que pueden ser igualmente válidos.
5. Trasmitamos a nuestros estudiantes que antes del "saber" está el "pensar". Enseñémosles cómo preguntarse en voz alta, cómo especular, cómo adivinar o cómo dar la mejor respuesta que puedan.
6. Antes de comenzar la clase, preguntemos a los estudiantes acerca de sus otras clases, qué piensan sobre un evento actual, un estreno de cine o cómo se sienten acerca del resultado de un juego.
7. Cuando un estudiante está hablando en clase y nosotros estamos escuchando, incluyamos el contacto visual, dirigiendo alternativamente nuestra mirada hacia otros estudiantes. Esto hará que el orador redirija su conversación hacia sus compañeros así sus compañeros se involucrarán en la charla.
8. Utilicemos un objeto como señal para establecer turnos en las conversaciones. Los estudiantes podrán hablar solo cuando tengan el objeto, mientras que los otros escucharán atentamente y pacientemente esperarán su turno.
9. Trabajemos constantemente en el desarrollo de la Empatía.

Affettività e Cognitività…


L’apprendimento scolastico fa parte di un processo collettivo, piuttosto che individuale.  Lo studio da parte degli allievi è notevolmente influenzato dal rapporto con i docenti e con i compagni.
L’affettività e la cognitività* sono correlate per cui un allievo che ha un ottimo rapporto sia con gli insegnanti, sia con i propri compagni sarà nelle condizioni ottimali per applicarsi allo studio in maniera costante e produttiva. Inoltre è noto che il venire accettato all’interno di un gruppo e identificarsi in esso sono caratteristiche fondamentali di un adolescente che sente molto forte la motivazione alla socialità.
Il confronto tra pari (Peer Education) sviluppa una comunicazione tra coetanei che instaurano un rapporto di educazione reciproca ed è utile perché i ragazzi imparano molto gli uni dagli altri. Favorire questo tipo di ambiente in classe aiuta anche i docenti a creare un clima positivo dove sarà più facile e divertente sia insegnare che imparare.
Durante l’infanzia le relazioni più forti sono quelle con i genitori, mentre in adolescenza i legami di amicizia preferiti diventano quelli che si instaurano con i loro coetanei, soprattutto con i compagni di classe. La natura positiva delle relazioni con i coetanei migliora il loro senso di benessere all’interno della società e accresce il senso di autostima.


*Il processo di conoscenza, che include l’attenzione, l’apprendimento, la memoria, il ragionamento.

Losing their Attention…




When kids are restless, when someone is causing trouble, or when we know we are losing their attention, let us give them a break.



1. Let us pick some popular song for 60 seconds and let them dance it. Join in. No talking, no teasing, no mention of it before or after, just 60 seconds of uninterrupted dance action randomly inserted into the lesson when we feel they most need it.
2. One of the main issues in the teacher versus student dynamic is the generational gap, and the sense they have that we really do not understand them. The easiest way to shatter this impression is to familiarise ourselves with the things they love (TV shows, films, music, books). Talk about it in class, reference it in your lessons, draw on examples to illustrate your points, or just as a fun way to add something extra to the lesson.
3. Let us use all that pop culture knowledge to make it as fun as possible. Let us add images from things they will easily recognise and already love.
4. Let us get some funny tickets and a few boxes of chocolates. Throughout the lesson, reward good behaviour and participation with a ticket. At the end of class, anyone with a ticket gets a chocolate. One ticket equals one chocolate.
5. Let us find some stickers of all types and make sure they are cute and funny. Then make it hard to earn one. These require serious effort to earn. Let us make them rewards for unusual effort.
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