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08/05/2023

Come sviluppare l'abitudine di scrivere


Scrivere a mano migliora l'attenzione, la memoria, la comprensione, l'apprendimento e ci costringe a fermarci; richiede tempo, una pausa, qualcosa di molto importante per il nostro cervello. Siamo circondati da dispositivi su cui possiamo scrivere. Ma è una scrittura totalmente impersonale, che possiamo cancellare senza sbavature, senza lasciare alcuna traccia umana. Scrivere a mano ci umanizza, ci collega al mondo reale. La penna è un oggetto che manipoliamo a piacimento, un dispositivo no. Se abbiamo un foglio e una penna davanti a noi, possiamo scrivere quello che vogliamo, riprendendo contatto con il mondo.

 Scrivere a mano aiuta a focalizzare l'attenzione.

Non si tratta solo di scrivere a mano, ma anche di quanto e cosa si scrive. Perché copiare un testo non è come scrivere le proprie riflessioni. L'essenziale è che il meccanismo cognitivo del pensiero sia reso efficace attraverso la mano: attivare le capacità motorie attraverso un pensiero consapevole e autonomo. Scrivere a mano ci porta fuori dall'esperienza dell'automatico, dell'immediato. Richiede tempo, pause. Il computer è pratico, è comodo, ma ci atomizza: le lettere sono tratti, non sono associate a un tratto, è puro automatismo.  Scrivere a mano è terapeutico, è rilassante, ci rende consapevoli di noi stessi e di ciò che accade intorno a noi. Possiamo scrivere in mille modi, da un piccolo diario a una lista di cose da fare; possiamo copiare citazioni o frasi che abbiamo letto. La scrittura ha molto a che fare con la conoscenza di sé. Quando ci si siede davanti a una pagina bianca con una penna, si affronta l'abisso sconosciuto di ciò che si sta per scrivere. La scrittura è una metafora della vita stessa. Quando scriviamo, vengono fuori cose che non ci aspettavamo, la scrittura ha molto a che fare con un esercizio filosofico di riflessione.

Scrivere fa bene al nostro cervello e facilita il lavoro della memoria. Scrivere ha sempre un effetto "alleggerente", nel senso che riduce il peso dei pensieri e quindi lo stress. Quando scriviamo, ci sentiamo subito più leggeri. Abituarsi a scrivere ci permette di concentrarci sull'essenziale, eliminando il superfluo.

Il neuroscienziato Daniel J. Levitin, autore di “The Organized Mind: Thinking Straight in the Age of Information Overload”, sostiene che scrivere ci fa dimenticare le preoccupazioni. Scrivere è un'operazione di pulizia, libera spazio e quindi dà al nostro cervello la possibilità di concentrarsi sulle cose veramente importanti. Scrivere modifica il cervello, lo rende più attento, capace di creare connessioni neurali più veloci e profonde allo stesso tempo. 

La scrittura può essere definita una vera e propria terapia per la mente. Ci sentiamo meglio e il nostro sistema immunitario funziona meglio.

- La ripetizione è la chiave. La costanza conta più del tempo che impieghiate. Siate pronti a scrivere ogni giorno e, se possibile, alla stessa ora.

- Creare obiettivi piccoli e raggiungibili.

- Non sono necessari più di 5-10 minuti di scrittura al giorno, ma con costanza.

- All'inizio, scegliete una piccola parte di un foglio di carta.

- Scrivete solo degli eventi che vi emozionano. Che siano belli o brutti.

- All'inizio sarà una decisione consapevole, dovrete decidere di scrivere. Quando diventerà un'abitudine, lo farete automaticamente.

- Tenete sempre a portata di mano carta e matita (anche quando uscite).

- Premiatevi quando raggiungete un obiettivo (mangiate qualcosa che vi piace, fate una passeggiata, guardate un programma televisivo).

- Non paragonatevi a nessun altro. Concentratevi sui vostri risultati.

- Scegliete il vostro posto preferito e confortevole. Preparate il vostro spazio di scrittura. Riducete al minimo le distrazioni.

- Sentitevi liberi di scrivere qualsiasi cosa, senza pensare agli eventuali errori.

- Scrivete qualsiasi idea vi venga in mente in qualsiasi momento. Potete tenere un "quaderno delle idee".

- Controllate sempre i progressi della scrittura.

- Scrivete quello che volete, al vostro ritmo. Senza fretta, in totale libertà.

- Scrivete solo per voi stessi e per nessun altro.

- Divertitevi (sempre!). Lasciate che la scrittura sia sempre un piacere, un antistress.

Una volta creata l'abitudine, non avrete più bisogno di forza di volontà o di motivazione. Lo farete automaticamente. Come quando vi svegliate la mattina e vi preparate il caffè.

Come memorizzare

1. Contestualizzate i verbi e le parole essenziali formando e scrivendo frasi (a mano).

2. Scrivete (a mano) per ogni verbo una frase in forma affermativa, negativa e interrogativa.

3. Scrivete (a mano) la stessa frase nei tempi verbali più usati (presente-imperfetto-passato prossimo).

4. Ripetete le frasi leggendole più volte ad alta voce.

5. Ripetete le frasi leggendole in silenzio.

6. Ordinate il vostro vocabolario per "categorie" (emozioni - colori - oggetti - ecc.).

7. Scrivete (a mano) frasi al singolare/plurale e al femminile/maschile.

"I sogni senza obiettivi sono solo sogni e alla fine ci porteranno alla delusione. Per realizzare i nostri sogni, dobbiamo applicare disciplina e perseveranza, perché senza disciplina non inizieremo mai, ma senza perseveranza non finiremo mai".

Mario Schiavelli

MFL Teacher & Coach

mschiavelli@gmail.com

























 

   senza perseveranza non finiremo m

14/12/2021

Age is only a number...



The brain of an elderly person is much more plastic than is commonly believed. At this age, the interaction of the right and left hemispheres of the brain becomes harmonious, which expands our creative possibilities. That is why among people over 60 you can find many personalities who have just started their creative activities.

Of course, the brain is no longer as fast as it was in youth. However, it wins in flexibility. That is why, with age, we are more likely to make the right decisions and are less exposed to negative emotions. The peak of human intellectual activity occurs at about 70 years old, when the brain begins to work at full strength.

Over time, the amount of myelin in the brain increases, a substance that facilitates the rapid passage of signals between neurons. Due to this, intellectual abilities are increased by 300'% compared to the average.

And the peak of active production of this substance falls on 60-80 years of age. Also interesting is the fact that after 60 years, a person can use 2 hemispheres at the same time. This allows you to solve much more complex problems.

Professor Monti Uri from the University of Montreal believes that the brain of an elderly person chooses the least energy-intensive path, cutting unnecessary and leaving only the right options for solving the problem. A study was conducted in which different age groups took part. Young people were confused a lot when passing the tests, while those over 60 made the right decisions.

The neurons of the brain do not die off, as everyone around them says. Connections between them simply disappear if a person does not engage in mental work.

Absent-mindedness and forgetfulness appear due to an overabundance of information. Therefore, you do not need to focus your whole life on unnecessary trifles. Beginning at the age of 60, a person, when making decisions, uses not one hemisphere at the same time, like young people, but both.

If a person leads a healthy lifestyle, moves, has a feasible physical activity and has full mental activity, intellectual abilities do not decrease with age, but only grow, reaching a peak by the age of 80-90 years.

So don't be afraid of old age. Strive to develop intellectually. Learn new crafts, make music, learn to play musical instruments, paint pictures! Dance! Take an interest in life, meet and communicate with friends, make plans for the future, travel as best you can. Don't forget to go to shops, cafes, concerts. Do not lock yourself alone - it is destructive for any person.

 A large study in the United States found that:

The most productive age of a person is from 60 to 70 years.

The 2nd most productive human stage 70 to 80 years’ old

The 3rd most productive stage 50 and 60 years old. Before that, the person has not yet reached his peak.

The average age of the Nobel Prize laureates is 62.

The average age of the presidents of the 100 largest companies in the world is 63 years.

This confirms that a person's best and most productive years are between 60 and 80 years of age.

Therefore, if you are 60,70 or 80 years old, you are at the best level of

your life.

 

Thanks to

NEW ENGLAND JOURNAL OF MEDICINE.

 

 

20/04/2020

INTELIGENCIA INFORMACIONAL Y CALIDAD DE VIDA

La inteligencia informacional es una habilidad que, a través de un esfuerzo intelectual, nos permite seleccionar y separar los elementos significativos de los insignificantes, evaluándolos tanto por separado como en su conjunto para así poder llegar a una conclusión a través de un razonamiento inductivo y deductivo.

¿Cómo llegamos a la formulación de una hipótesis o de una evaluación?

¿Qué proceso nos lleva a tomar una decisión en vez de otra?

¿Cómo saber si estamos tomando la decisión correcta?

¿Cómo establecer la veracidad de una información que recibimos?

Para reforzar la habilidad de Inteligencia Informacional, debemos antes desarrollar lo que será un gran aliado por toda nuestra vida: el pensamiento crítico. Este modelo de pensamiento es considerado en la actualidad muy importante y necesario y debería ser colocado como objetivo primordial en todo sistema de aprendizaje sin embargo, sigue siendo ignorado o subestimado.


“La información es una poderosa arma para informar o para desinformar.”


HOGAR, COLEGIO Y ENTORNO SOCIAL

Siguiendo con la <saga> Calidad de Vida, me permito insistir en este argumento ya que diariamente percibo un deterioro de la misma en muchos países, especialmente los de origen latino.

Uno de los inconvenientes, por lo que observo, es que seguimos confundiendo <Calidad de Vida> con <Nivel de Vida>. En Occidente, en donde se ha afianzado el materialismo y el <Tener> se posiciona por encima del <Ser>, es lógico que se confundan esos términos, afectando directamente el equilibrio emocional de los integrantes de estas sociedades.

En el ámbito educativo, sucede algo parecido ya que se confunde el <Instruir> con el <Educar>. Masas de niños y jóvenes están siendo instruidos (no todos) en colegios y universidades, pero muy pocos están siendo educados; mientras ellos saquen buenas notas, todos estamos contentos, tranquilos y satisfechos.

Del latín <ignorantia>, la ignorancia se entiende como el no saber o el no querer saber (que es el verdadero problema).

El ignorante consciente admite que no sabe y trata de informarse, de preguntar, de escuchar otras fuentes y/o personas para solventar su ignorancia. El ignorante inconsciente por el contrario se niega a saber, argumentando el estar en lo cierto. Este comportamiento es conocido en Neurociencia como el "Efecto Dunning-Kruger" o la ilusión de competencia. Un fenómeno que existe desde que nació el habla y que en la actualidad, en donde el conocimiento es clave, adquiere una dimensión muy preocupante.

Aunque casi todos tenemos unas opiniones positivas de nuestras propias habilidades físicas y/o intelectuales, algunos evaluamos erróneamente nuestros niveles de competencias, creyendo que son mucho más altos de lo que realmente son. Esa es una de las características más relevantes de las personas ignorantes: tienden a exagerar al evaluar sus habilidades. El problema es que, cuando las personas son incompetentes, no solo llegan a conclusiones y comportamientos erróneos, sino que además no tienen la capacidad (ni la voluntad) de reconocer sus desaciertos. En lugar de sentirse confundidos, perplejos o preocupados por sus hábitos u opiniones erradas, las personas ignorantes inconscientes insisten en que están en lo correcto.

 

"La ignorancia genera, a menudo, más confianza que el conocimiento".

Charles Darwin

 

Las personas más inteligentes y cultas en muchos casos, tampoco logran evaluar con precisión sus habilidades. La (gran) diferencia está en que las personas más competentes, constantemente reformulan su autoevaluación, mientras que las personas ignorantes casi nunca lo hacen porque ellas <siempre tienen razón y los equivocados siempre son los demás>.

El mundo actual es dinámico, cambiante, multifacético. Muchos afirman que con la llegada de Internet, la información se “democratizó” ya que llega a muchas más personas y de manera casi gratuita. Pero esa "democratización" de la información no necesariamente implica una calidad de la misma. Día a día se produce y se difunde información que se expande a una velocidad y en proporciones nunca antes vistas, pero sin ningún criterio cualitativo o selectivo. 

¿Cómo afrontar esta tendencia inevitable y capitalizarla para que sea un instrumento de crecimiento socio-cultural?

A lo largo de nuestra vida los seres humanos contamos con tres “laboratorios” para nuestra formación y educación:

El hogar – El colegio – El entorno social

Estos tres “laboratorios” deberían ser por un lado, independientes pero funcionar en sinergia para lograr mejores resultados. Los padres, las escuelas, los profesores, el entorno familiar y social deberían estar enfocados en preparar a las futuras generaciones a desarrollar el Pensamiento Crítico: enseñar y aprender a cuestionar y a cuestionarse; herramienta fundamental para desarrollar individuos capaces de crear y sostener sociedades más democráticas, justas, tolerantes y participativas.

El Pensamiento Crítico debería insertarse en todo programa de educación y enseñarse en todos los ámbitos sociales y culturales para que seamos capaces de analizar y cuestionar toda información u evento que se nos presente en la vida: o sea, para poseer una efectiva Alfabetización Mediática. 

La Inteligencia Informacional (MIL - Media and Information Literacy) es una competencia indispensable para el futuro de la humanidad. La UNESCO la define como un conjunto combinado de conocimientos, habilidades y actitudes necesarias para la vida y el trabajo y abarca todos los tipos de medios de comunicación y proveedores de información y conocimiento (bibliotecas, archivos, museos, Internet).

Este conjunto de competencias ayuda a los ciudadanos de toda edad a comprender y a evaluar críticamente la realidad y a tomar decisiones más acertadas, compatibles con sus verdaderas creencias.

Italia, por ejemplo, desde 2017, lanzó un programa que consiste en clases para enseñar cómo reconocer noticias falsas y cómo verificar la información. La primera fase incluyó 8,000 escuelas y aproximadamente 4 millones de estudiantes. Dado el éxito del proyecto, la UE - Unión Europea - ha publicado una guía titulada “Cómo entender si una noticia es falsa"; se trata de un vademécum de ocho puntos que les resumo a continuación:

1-Revisar el contenido. ¿Parecen ciertos los hechos? ¿Son precisas las cifras? Debemos siempre mantener separados los hechos de las opiniones.

2- Verificar la fuente. ¿La conocemos? ¿El sitio parece tener algo extraño? Ingresemos el nombre de la fuente en Google; eso puede ayudarnos a descubrir si es confiable. A menudo hay sitios falsos que imitan el nombre de un medio o de un autor famoso, tal vez cambiando una sola letra y engañando así a los lectores distraídos.

3- Verificar el autor del artículo. ¿Está firmado o es anónimo? Una información veraz siempre se acompaña de la firma de su autor, asumiendo, este último, la plena responsabilidad de lo publicado.

4- Verificar las fuentes originales. ¿Utiliza el periodista/escritor/comentarista fuentes creíbles? ¿Se atribuyen las declaraciones a personas definidas o anónimas?

5- Revisar las imágenes. Ellas pueden ser utilizadas fácilmente en contextos distintos de lo que representan. Hay excelentes sitios en la web para verificar si una foto se ha usado otras veces anteriormente.

6- Reflexionar antes de compartir. Títulos y fotos podrían ser engañosos, el artículo podría leerse a la ligera. Reflexionemos sobre el poder y la responsabilidad de compartir información en las redes sociales.

7 - Cuestionar nuestras propias creencias. A menudo, una historia encaja muy bien con lo que nos gustaría leer y esto puede llevarnos a compartirla de inmediato. Aquí es donde tenemos que detenernos y analizar, controlar, reflexionar.

8 - Adoptar estas precauciones. Difundamos las buenas prácticas contra las noticias falsas y la ignorancia entre todos nuestros amigos y conocidos, virtuales o reales.

A la base de toda esta interesante y necesaria faceta que hace parte fundamental de nuestra vida como individuos y como ciudadanos responsables y proactivos, el Pensamiento Crítico es la herramienta que nos ayudará en nuestra búsqueda de la verdad.

Desafortunadamente hoy, debido en gran parte a la influencia de internet, las sociedades tienden a la estandarización del pensamiento. En otras palabras, tendemos a pensar colectivamente y así ser fáciles víctimas de manipulación. Cosa muy útil y provechosa para los detentores de grandes poderes (mediáticos, políticos, económicos, financieros, etc.)

Las personas que desarrollaron la habilidad del Pensamiento Crítico, logran resolver problemas de manera independiente y efectiva; son capaces de leer la realidad desde diferentes perspectivas, utilizando múltiples interpretaciones y visiones y no simplemente aquellas que les son propuestas de una manera más o menos oculta, por aquellos que reciben a cambio enormes ganancias económicas o políticas.

Gracias a plasticidad de nuestro cerebro (Neuroplasticidad), a cualquier edad podemos desarrollar la habilidad del Pensamiento Crítico (si estamos convencidos de querer hacerlo).

¿QUÉ ES EL PENSAMIENTO CRÍTICO?

Pensar críticamente acerca de algo es primero, circunnavegar su significado por completo, observarlo desde todas sus perspectivas para que lo podamos comprender de manera única, personal, subjetiva. Cada cerebro trabaja con sus propias herramientas cognitivas: conocimiento de fondo, sentido de identidad, creación de significado. Solo después de haber comprendido el significado críticamente, tendremos la capacidad de analizarlo. Al pensar críticamente, vemos partes, formas, funciones y contextos. El pensamiento crítico es más que entender algo; requiere capacidad de resolución de problemas, creatividad, racionalización y un rechazo a aceptar las cosas como se nos presentan. Es la disposición y la capacidad para cuestionar todo.

El Pensamiento Crítico es el corazón y el alma del aprendizaje y en mi opinión, es el primer aspecto para ser tomado en cuenta a la hora de educar.

“Cómo enseñar a nuestros estudiantes a pensar, debería ser el propósito principal de todo buen educador. Cómo optimizar efectivamente la capacidad de aplicarlo debería nuestro gran desafío.”

Para desarrollar el Pensamiento Crítico, debemos desarrollar la capacidad de formular preguntas críticas. Ellas son excelentes herramientas para aplicar en todo contexto y a toda edad para iniciar a desarrollar esta habilidad.

¿Quién? / ¿Cuál? / ¿Qué? / ¿Cuándo? / ¿Dónde? / ¿Por qué? / ¿Cómo?

1 – Interrogarse.

El progreso tecnológico y la posibilidad constante de acceder a los recursos de Internet han facilitado, por un lado, algunos procesos y actividades diarias, pero por otro lado han atrofiado nuestra capacidad de autocrítica o auto interrogación.

Las personas ya no se hacen preguntas ya no se interrogan sobre temas importantes de la vida y cuando se les presenta algún obstáculo, alguna duda o pregunta, en lugar de pensar de forma independiente, acuden a la web en donde encontraran una solución o respuesta estandarizada. El resultado es que ya no sabemos cómo formular y formularnos preguntas constructivas; damos por sentado y confiable todo lo que <la Red> nos ofrece.

El primer paso para desarrollar un espíritu crítico es observar la realidad que nos rodea de una manera más analítica y profunda, haciéndonos preguntas y tratando de darnos respuestas objetivas, sin ser influenciados externamente.

 2 - Analizar el razonamiento de otros

Tener pensamiento crítico significa no considerar como cierto todo lo que ‘otros’ dicen o piensan. Aclaro que al referirme a los ‘otros’ no pretendo referirme solo a las personas más cercanas a nosotros, sino con quienes interactuamos diariamente y tratamos más o menos directamente, desde personas hasta noticias, programas de televisión, revistas, periódicos, redes sociales, portales y sitios web.

Debido a la pereza y al estilo de vida acelerado de la sociedad actual, somos llevados a considerar como realidad objetiva todo lo que nos transmite / comunica el mundo que nos rodea, perdiendo totalmente la capacidad de analizar y criticar.

El desarrollo de habilidades analíticas es uno de los requisitos previos para poseer un pensamiento critico.

Más allá de las evidencias científicas, respaldadas por datos objetivos, siempre debemos aprender a cuestionar toda la información que nos llega.

El objetivo es adquirir la capacidad de analizar cuidadosamente lo que otros dicen, para tratar de distinguir la información objetiva y las inferencias de las que en su lugar provienen de creencias arraigadas, emociones personales y experiencias subjetivas, por lo que a menudo carecen de una base lógica consistente.

3 - Aprender a leer los matices

En la sociedad actual, especialmente entre generaciones de jóvenes, el pensamiento extremo, técnicamente definido como 'dicotómico', está de moda.

Una 'cosa' se define como correcta o incorrecta, blanca o negra, por lo que el hábito de considerar los matices se pierde por completo.

Por su propia naturaleza, la dicotomía, dirigida a dividirse en dos partes, choca con el pensamiento crítico que en su lugar se basa en el análisis de múltiples aspectos de la realidad.

Por lo tanto, debemos aprender a identificar, leer y analizar incluso los pequeños detalles aparentemente triviales de todo lo que nos rodea: personas, eventos, situaciones, condiciones, ideologías, tendencias. La curiosidad y las proyecciones mentales para considerar más opciones son actitudes que conducen al individuo hacia un enriquecimiento personal profundo, a tener una mente más abierta.

4 - Desarrollar un sentido crítico imparcial

El pensamiento crítico es un proceso muy exigente que requiere compromiso. Para aquellos que no están acostumbrados a desarrollar un punto de vista personal y, por lo tanto, tienden a considerar lo que se les ofrece desde el exterior como objetivo, incluso puede llegar a ser agotador. Al elemento 'compromiso' debemos agregar la humildad intelectual, antagonista de nuestro Ego, que es la que nos permite dudar y relativizar siempre nuestros conocimientos y nuestras verdades.

Según los criterios de evaluación propuestos por los psicólogos Richard Paul y Laura Elder, las personas se clasifican, según el sentido crítico que se muestra, en tres categorías:

Personas acríticas: personas sin sentido crítico y que no pueden usar la lógica en la vida cotidiana. Tienden a ajustarse a las ideas de los demás.

Personas críticas pero egocéntricas: personas con un sentido crítico débil pero firmemente decididas a defender sus posiciones, a pesar de la objetividad.

Personas críticas imparciales: categoría de individuos que tienen un fuerte sentido crítico, dispuestos a afirmar sus puntos de vista con objetividad e imparcialidad. Esta es la categoría de aquellos que aspiran a desarrollar un pensamiento crítico-constructivo e imparcial.

5 - Estar bien informado

La información transmitida por los medios de comunicación, debería tender a la objetividad pero desafortunadamente, en la mayoría de los casos está sujeta a filtros y trucos periodísticos destinados a atraer la atención del público y a influenciar en sus credos y opiniones. La misma selección de noticias se lleva a cabo siguiendo criterios de medición de audiencias o sea que se los considera importantes simplemente porque han sido adoptados por los medios de comunicación. Con los temas de tendencia en la web sucede lo mismo: un algoritmo determina la importancia o veracidad de una noticia. Al poseer un sentido crítico, tenemos una visión general más amplia y completa del tema, que no incluye la opinión de otros. En este sentido, es importante prestar atención a la autoridad de las fuentes y, por lo tanto, a la fiabilidad de las noticias.

La Universidad de Nueva York realizó un estudio de más de 2,300 estudiantes de 24 universidades diferentes. Los resultados revelan que el 45% de los estudiantes no progresan en el desarrollo del pensamiento crítico y el razonamiento complejo en los primeros dos años de la universidad y que hasta el 36% no obtienen mejoras al final de los 4 años de estudio. En Hispanoamérica los datos son aún más negativos (y preocupantes).

CONCLUSIONES

El modelo de enseñanza tradicional incluye un maestro que "sabe" y muchos estudiantes que "no saben". El aprendizaje pasivo: cerebros “vacíos” que deben llenarse con una transferencia de conocimiento del educador al educando. La enseñanza vista como una gradual remoción de la ignorancia a través de la información, eso es todo. Como “nuevos” educadores, debemos abandonar la idea de ser simplemente transmisores de conocimiento y convertirnos en investigadores de conocimiento que elaboramos y compartimos con los estudiantes para estimularlos a reflexionar y pensar críticamente. Esto dará lugar a un desarrollo de habilidades de pensamiento de nuestros alumnos, pero también nos brindará un fuerte enriquecimiento de nuestro rol y de nuestras competencias como educadores. El pensamiento crítico es la mejor herramienta para evitar que las sociedades queden atrapadas en el “Modo Springfield” y así evitar la manipulación y la instrumentalización en beneficio de intereses creados.

Debemos comenzar a prestar atención a estos temas desde los primeros años de educación en nuestros sistemas escolares aunque, desafortunadamente, las noticias a nivel mundial no son alentadoras en lo absoluto.


“El verdadero conocimiento radica en conocer el nivel de ignorancia de uno”.

Confucio

 



07/08/2019

La pregunta que por décadas evitamos hacernos…



Timbre…entran, se sientan, se callan (no todos), están atentos (tratan), oyen (no escuchan), toman apuntes, memorizan, afrontan pruebas y exámenes con lo memorizado y esperan lo único que importa: el tan temido resultado. Este es el proceso de aprendizaje en la mayor parte de los centros educativos del Occidente. Alumnos, profesores, familias lo aceptan sin discutir.

La pregunta temida y evitada desde hace décadas es: ¿realmente aprenden?

¿Qué y cómo debe aprender un alumno para lograr que su aprendizaje sea eficiente, eficaz y que tenga un verdadero significado para él?

Aprender a aprender: Activar la curiosidad, la motivación, el placer por aprender, por conocer.

Aprender a hacer: Descubrir los talentos, las fortalezas, el ritmo personal, el autoconocimiento.

Aprender a coexistir: Establecer interrelaciones, resolver conflictos, gestionar el trabajo en equipo.

Aprender a ser: Desarrollar la propia personalidad, la propia responsabilidad, la propia autonomía, la autoevaluación y el pensamiento crítico.

Para lograr estos puntos, las tareas que presentemos a nuestros alumnos deben contener un reto para activar la curiosidad, la atención, la motivación para así lograr un objetivo tangible.

Activar el placer por conocer, por investigar, para que se sientan dueños de su propio proceso de aprendizaje, para que puedan explorar fuentes de información, decidir qué es importante y qué es secundario, lograr un aprendizaje auténtico, conectando los conocimientos ya adquiridos y los nuevos con el mundo real, con un proyecto, explorando sus talentos, sus fortalezas y sus debilidades, el todo a sus propios ritmos.

Durante todo este proceso, los alumnos tomarán decisiones individuales y grupales, reflexionarán, realizarán críticas y revisiones, borrarán, romperán, reestructurarán el contenido y para ello han de relacionarse, de resolver los conflictos que vayan surgiendo, poniendo en la balanza la responsabilidad, la autonomía de cada miembro del equipo que trabaja en el proyecto; estarán aprendiendo a ser equipo.

De esta manera convierten el reto en algo tangible, concreto que todos, compañeros, educadores, familias evaluarán reconociendo el esfuerzo, el talento desarrollado, el espíritu emprendedor y el pensamiento crítico que han adquirido en el recorrido.

En conclusión, aprenden…


25/06/2019

Escuela y Hogar…



“Aprender es importante, cómo lo hacemos, no.”

La mayoría de los trastornos emocionales que sufrimos los adultos todos, sin excepción, se originaron en nuestra infancia. En las escuelas hay multitudes de niños temerosos, incompetentes, sometidos, sin estima personal. La escuela y sus educadores tienen ardua tarea (mas no sustitutiva a la de los padres) de tratar de pulir esas “asperezas del alma” de cada niño para que su desarrollo como persona sea lo más satisfactorio para él y su entorno.


En ese camino, en ese proceso comunicativo, el educador deberá estar muy atento no tanto a “qué” dice sino “cómo” lo dice.

Todo buen educador, y pido disculpas por ser repetitivo, debe haber desarrollado una muy eficiente “Inteligencia Conversacional”. La educación es, básicamente un proceso comunicativo.

En todos los países en que he estado colaborando en estos últimos años, he encontrado maestros, profesores, educadores de altísimo nivel académico pero con muy escasa capacidad comunicacional.

El contenido de lo “qué” enseñamos viene luego de “cómo” lo enseñamos. Crear un buen ambiente en el aula donde prive una sana y cordial convivencia es fundamental para que esos pequeños (mas no menos maravillosos) cerebros de nuestros alumnos estén en la mejor disposición para aprender. Eso dependerá mucho de la comunicación empática del profesor.

La verdadera clave del aprendizaje de nuestros estudiantes, se encuentra en la manera en que nos relacionamos con ellos. El todo completado por los padres que juegan un rol importantísimo en estos primeros años de formación. Una trilogía Alumno-Padres-Educador que cuando funciona, garantiza un eficaz, eficiente y (siempre) feliz aprendizaje y formación de individuos.

“En la escuela no deben aprenderse sólo contenidos, sino también costumbres y valores.”
(Papa Francisco).

10/06/2019

Educación y Longevidad…


La economía occidental, basada en la acumulación de riqueza y el consumismo, fomentó la creencia de que a mayor riqueza, más larga y mejor será nuestra vida. Nadie puede negar que mayores ingresos equivalen a más recursos para invertir en salud y “nivel de vida” (a no confundir con “calidad de vida”). Sin embargo, gracias a la Neurociencia, se ha puesto de manifiesto que existe una correlación aún más importante: la que se produce entre nivel educativo y esperanza de vida.
A lo largo del siglo XX la esperanza de vida aumentó en todos los países occidentales, independientemente de su renta per cápita. Entre las causas de la mejoría se cita la tecnología, las vacunas, los servicios públicos de salud, las terapias, una mejor nutrición y, sobre todo, la educación.
Investigaciones recientes confirman que la asociación entre educación y longevidad es mayor que la correlación existente entre renta per cápita y longevidad. Así podemos afirmar que la educación es un factor determinante para disminuir el nivel de mortalidad de una sociedad.
La educación es la responsable de un mejor control sobre las decisiones vitales y un futuro más alentador. Es evidente que las personas más y mejor educadas soportan mejor los procesos de transición o dificultad durante sus vidas. En contraste, se detecta un aumento del consumo de alcohol y drogas entre la población con menos logros educativos (no menos ingresos). Un dato sumamente importante a la hora de actuar políticas de inversión pública en educación.
La educación lleva asociadas unas habilidades cognitivas que favorecen una cultura del cuidado personal y familiar que se expresa a través de hábitos saludables. Ejemplos de estos hábitos pueden ser una adecuada nutrición, la práctica de algún deporte, una mayor higiene, una buena relación comunicativa con el entorno familiar, laboral y social.
La educación favorece el desarrollo de un pensamiento crítico que promueve que la persona evite factores de riesgo como el alcohol, el tabaco o las drogas ilegales y tome mejores decisiones.
La educación permite acceder a mejores puestos laborales, más seguros, más cómodos y más gratificantes bajo todo punto de vista.
La educación se traduce en que las personas toman en mayor consideración los tratamientos médicos y en una menor tendencia a abandonar las terapias pautadas.
La educación induce una disposición más favorable hacia experiencias que se sabe, tienen un efecto “protector” como leer, conversar, compartir, viajar o plantearse nuevos retos de aprendizaje, impulsando una existencia cualitativa y saludable.
Pero la educación no solo se traduce en mejores hábitos de salud. Está demostrado que la educación en general aumenta la densidad de sinapsis en nuestro cerebro y esta posibilidad de mejora se mantiene a lo largo de nuestra vida con cambios adaptativos en el cerebro, sobre todo en mejoras en el pensamiento abstracto y en la capacidad de planificar.
Esta relación entre educación y esperanza de vida nos lleva a proponer nuevas propuestas de políticas educativas.
Un sistema educativo que se esfuerce por evitar el fracaso (o la deserción) escolar desarrollando las habilidades blandas (soft skills) juntamente a las duras (hard skills), es una de las mejores y más eficientes herramientas, que se traduce en una mayor posibilidad de ascenso social, un incremento de la adaptación a circunstancias adversas, un mayor reconocimiento al mérito y al esfuerzo, una optimización de recursos, un incremento de la supervivencia después de impactos de cualquier tipo y el formar parte de una sociedad más inclusiva, competitiva y justa, feliz.

La educación nos hace más libres y más felices por ende, nos hace vivir más y mejor.

05/06/2019

Cuando uno enseña, dos aprenden…







No hay dos cerebros iguales, por consecuencia podemos afirmar que no hay dos educadores iguales. Premisa esta última que aunque parezca obvia, no es tomada en consideración a la hora de elaborar proyectos educativos y de calificar a cada educador por sus métodos y logros.







Existen tantas formas de enseñar como docentes en el mundo; cada uno utiliza sus propias técnicas y sistemas para sus clases. Lo que importa son los resultados no solamente académicos sino también emocionales.


Entre tanta diversidad, sin embargo, hay algunas características que acomunan a todos los buenos docentes.

1. Disfrutan enseñando.
A pesar de los horarios (y de algunos alumnos) extenuantes, un buen docente es siempre feliz dando clase.

2. Hacen la diferencia
Un buen educador hace sentir especiales a sus alumnos desde el momento que ingresan a su aula y siempre está disponible dentro y fuera de ella.

3. Actúan positivamente
Siempre carga buena energía y la sabe transmitir a su salón de clase. Sonríe y ríe. Nunca está desanimado, triste, somnoliento o de mal humor.

4. Conectan con sus alumnos
Este es, según mi opinión, la habilidad más importante de un buen educador: Poseer una gran capacidad empática y comunicativa.

5. Dan todo por el todo
Demuestra constantemente el amor que tiene hacia su profesión e inspira a los demás con su buena labor.

6. Son organizados
Organiza con tiempo y meticulosamente sus actividades.

7. Tienen mente abierta
Un buen docente sabe que no hay dos cerebros iguales y que trata con diferentes tipos de personas por eso está siempre abierto a nuevas ideas y diferentes opiniones.

8. Fijan normas
Crea estándares y normas de competitividad para él mismo y sus estudiantes con gran asertividad y eficacia.

9. Utilizan (con justa medida) las nuevas tecnologías
Las nuevas tecnologías son grandes aliados, sabe cuándo utilizarlas, cómo utilizarlas y hasta cuándo utilizarlas. A pesar de ello es un ferviente convencido que la prioridad en el proceso de aprendizaje sigue siendo el contacto humano.

10. Promueven cambios
Evalúa constantemente fortalezas y debilidades de cada alumno y crea estrategias de cambio. No clasifica, no juzga, no aparta. Todos sus alumnos merecen el mismo respeto y trato.

11. Incentivan la reflexión
Toda información transmitida a sus estudiantes es materia de discusión, de reflexión. Educa a no aceptar nada por verdad absoluta. Estimula el desarrollo del pensamiento crítico.

12. Aprenden
Un buen educador está constantemente actualizado y cada sesión es para él motivo de un nuevo aprendizaje.

Cuando uno enseña, dos aprenden…



02/05/2019

Una nueva (y necesaria) Inteligencia: la Informacional…




Como apéndice de mi post en mi blog sobre la ignorancia – Saber o (no querer) saber -, me gustaría destacar un fenómeno que a pesar de haber existido desde que nació el habla, hoy en día por determinadas circunstancias adquiere una dimensión muy importante y en muchos casos, muy preocupante.
El fenómeno de la desinformación no es nuevo. Lo que sucede hoy con la llegada de Internet y Redes Sociales, es que se está intensificando. Internet y Redes están permitiendo que la información se “democratice” y llegue a más personas pero al mismo tiempo permiten también que información falsa se produzca, se difunda y se expanda a velocidad y proporciones nunca antes vistas, produciendo el efecto diametralmente opuesto: el desinformar.
Según mi opinión la mejor y única arma es y será la educación.
Existen tres “laboratorios” de educación: 1. El hogar – 2. El colegio – 3. El ambiente. Los tres deberían funcionar juntos y separadamente para lograr resultados eficaces. Los padres, la escuela, los profesores deben aportar a la preparación de las futuras generaciones a desarrollar un pensamiento crítico: Enseñar a los más jóvenes a cuestionarse es fundamental para sostener las verdaderas democracias y mejorar las falsas democracias.
El pensamiento crítico debe insertarse en todo programa de educación cívica y enseñarse en todas las aulas, a todos los estudiantes (independientemente de su edad y/o el grado que estén cursando) para que logren ser capaces de analizar y cuestionar toda la información que constantemente reciben. Eso genera un impacto positivo y necesario para el fortalecimiento de las sociedades civiles.
La Inteligencia Informacional (Media and Information Literacy – MIL) es una competencia indispensable para el futuro. La UNESCO la define como un conjunto combinado de conocimientos, habilidades y actitudes necesarias para la vida y el trabajo de hoy y abarca todos los tipos de medios de comunicación y otros proveedores de información como: bibliotecas, archivos, museos e Internet.
Este conjunto de competencias ayudará a los ciudadanos de toda edad a comprender las funciones de los medios de comunicación y de información, a evaluar críticamente los contenidos y a tomar decisiones como usuarios y productores de información.
Deben implementarse iniciativas educativas para enseñar Inteligencia Informacional, alfabetización mediática en todo tipo de centros educativos a través de aulas virtuales, cursos abiertos en línea, asociaciones, empresas digitales, medios de comunicación, etc. Día a día se hace más evidente que se necesitan nuevas iniciativas para educar no solo a estudiantes, sino a padres y profesores a procesar los inmensos flujos de información que recibimos diariamente.
Italia, por ejemplo, desde 2017, lanzó un programa que consiste en clases para enseñar cómo reconocer noticias falsas y cómo verificar la información. La primera fase incluyó 8,000 escuelas y aproximadamente 4 millones de estudiantes.
Un tema que a pesar de ser de trascendental importancia, aún no se ha posicionado como prioridad educacional.
Aquí les dejo el manifiesto de la Unesco sobre las 5 Leyes de la “MIL”.






22/04/2019

Saber o no (querer) saber…



La ignorancia (del latín ignorare=no saber) es la falta de conocimientos, un estado de desinformación o una carencia de comprensión que puede llegar a ser inducida.

La Agnotología (del griego agnosis=desconocer) es el estudio de la ignorancia culturalmente inducida y afirma que hay dos tipos de ignorantes:


1.      El ignorante sensato que sabe que no sabe.
2.      El ignorante necio que no sabe (o no quiere saber / admitir) que no sabe.

El primer caso implica que, de cierta forma, esa persona no es responsable de su ignorancia, simplemente arrastra consigo esa carencia de información pero al ser consciente de ello y aceptarlo, decide tomar dos caminos: informarse al respecto o seguir desinformado.

El segundo caso implica que la ignorancia se basa en algo que esa persona debería conocer pero no conoce o en una experiencia que debía haber vivido pero no lo hizo. En este caso el ignorante sí es responsable de su ignorancia pero al no reconocerlo o actuar como si no fuera necesario, pasa a ser un “ignorante motivado”: una tipo de “raza humana” en rápida expansión a nivel mundial que está originando todo tipo de conflictos.

La “ignorancia motivada” es cuando elegimos, de manera más o menos consciente, no saber más, no profundizar, no comprender. El ignorante profundo se niega a adquirir conocimiento. Esa ignorancia es terriblemente peligrosa porque suele conducir a posturas extremas y cercena nuestra capacidad de pensamiento crítico y elevado dejándonos a merced de nuestros más bajos e irracionales instintos. Sin contar que el “ignorante motivado” es fácilmente manipulable permitiendo así que otro (s) decida (n) en su lugar. Es la peor de las ignorancias.

Cuando ya tiene una idea formada, el ignorante motivado elige no escuchar o dar valor a los argumentos contrarios. Él no opina; él decreta cada vez que habla, imposibilitando toda intervención de su interlocutor. Como resultado, obtiene la incomunicación, el aislamiento, el desarrollo de emociones negativas, el rechazo social (aunque muchas veces, disimulado).

El ignorante profundo desarrolla una concepción del mundo acorde con sus ideas y creencias (Mapas Mentales – cit. Enseñar Sin Enseñar) y teme que las opiniones contrarias puedan desestabilizar esa realidad. Prefiere ignorar todo lo que no se corresponde con su visión. Idolatra las “fake news” de las redes sociales. Así se limita a oír (jamás a escuchar) solo lo que quiere oír para evitar entrar en contradicción con su postura. En parte, la ignorancia motivada es una expresión de miedo, inseguridad y muy baja autoestima. Sus orígenes se remontan a la infancia. En casa o en el colegio, frecuentemente se les inculca a los niños que si no saben algo que otros conocen, es mejor callar y conformarse. No se desarrolla la curiosidad, la peor enemiga de la ignorancia.

La ignorancia así se va revistiendo de un halo negativo y eso genera una paradoja porque para superar la ignorancia primero debemos reconocerla, pero no podemos reconocerla por miedo a que nos tachen de ignorantes. Frecuentemente el ignorante presume de saber, sin saber, para así evitar de demostrar el no saber.

Superar la ignorancia no es difícil, es suficiente con informarse, pero la premisa es que por un lado aceptemos nuestra ignorancia y por el otro, nuestro deseo de conocer sea más fuerte que la ignorancia misma. 

La ignorancia es una zona de confort en la que el ignorante motivado se siente a gusto sumándole a ello el miedo a todo lo que podría desafiar sus creencias, sus certezas. El verdadero ignorante no es el que no sabe sino el que no quiere saber.

El primer paso para combatir y derrotar la ignorancia es desarrollar una mentalidad de continuo crecimiento y aprendizaje. Una mentalidad abierta que nos permita explorar el mayor número de posibilidades. Debemos desarrollar la capacidad de poner siempre en duda lo que damos por sentado, nuestros estereotipos, nuestros prejuicios, nuestros dogmas, nuestras creencias.

Una capacidad que hay que adquirir desde muy temprana edad para así evitar vivir en una zona de miedos, rencores e incomprensiones y falsas expectativas. Una habilidad que nos hará realmente libres, inmunes a todo tipo de manipulación.



“Las redes sociales le dan el derecho de hablar a legiones de idiotas que primero hablaban solo en el bar después de un vaso de vino, sin dañar a la comunidad. Ellos eran silenciados rápidamente y ahora tienen el mismo derecho a hablar que un premio Nobel. Es la invasión de los idiotas". 
Umberto Eco

  Los personajes y hechos narrados en este artículo NO son completamente ficticios. Cualquier parecido con personas verdaderas (o falsas), vivas, semi vivas o muertas, o con hechos reales NO es pura coincidencia.



08/04/2019

Cerebro: cuidados para un eficiente funcionamiento…


El cerebro es nuestro órgano más preciado. Funciona 24/7/365 (no el de todos…) por lo que utiliza una gran cantidad de energía. Para ello requiere de nuestro apoyo constante para mantenerse en buen funcionamiento.


¿Cómo podemos mantenerlo en forma a lo largo de toda nuestra vida?

Ejercicio.
La actividad física está claramente relacionada con la salud del cerebro y su función cognitiva. Un estudio reciente de la revista Neurology reveló que las personas mayores que hacen ejercicio vigoroso obtienen resultados en las pruebas cognitivas equivalentes a personas con 10 años menos.

Alimentos y Especias.
El cerebro requiere aproximadamente el 20% de los recursos energéticos del cuerpo, a pesar de que su volumen es sólo un porcentaje muy pequeño. Comer alimentos sin procesar conduce a una fuente más constante de energía y de sensación de bienestar. (Cúrcuma, canela, comino, clavo, albahaca, menta, orégano, perejil, romero, salvia, etc.).

Vitaminas y minerales.
Las vitaminas son fundamentales para el funcionamiento y oxigenación del sistema nervioso central y cuya deficiencia puede conducir a los síntomas cognitivos como la pérdida de memoria. (B9, B12, C, D, E).

Café y Cacao.
Buena noticia para los amantes del café (me incluyo) sabemos el bien que nos hace esta bebida especialmente en las mañanas. De hecho, nuestra cognición parece un poco “borrosa” sin ella. Además, su consumo también se ha relacionado con un menor riesgo de depresión, e incluso de las enfermedades de Alzheimer y de Parkinson. Esto es en parte debido a que, como el cacao, el café ayuda a mejorar la salud vascular y también puede ayudar a reparar el daño celular al actuar como antioxidante.

Meditación.
La meditación se ha relacionado con un aumento del volumen cerebral en ciertas áreas de la corteza cerebral. Sirve también a nuestro cerebro a controlar las emociones negativas tale como el miedo y la ansiedad. La meditación también ayuda a mejorar la atención y la concentración.

Actividad Mental.
Mantenerse intelectualmente activo a lo largo de toda la vida es muy importante para lograr que nuestro cerebro siga creando y modificando conexiones neuronales. La actividad mental constante no puede evitar que el cerebro desarrolle una enfermedad (como el Alzheimer), pero sin duda puede alejarla o disminuirla en su intensidad. Estudiar otro idioma es uno de los mejores modos.

Dormir.
Nuestro cerebro no descansa, mucho menos mientras estamos durmiendo. Consolida los recuerdos y limpia las conexiones innecesarias. La falta de sueño incide notablemente en la salud de nuestro cerebro. Se la vincula a una baja función cognitiva, a una escasa capacidad atención y concentración, ligadas a una dificultad en el aprendizaje y el pensamiento creativo. Adicionalmente directamente incide en nuestro estado de ánimo.

Pensamientos negativos.
Por último mas muy importante es que evitemos el generar pensamientos negativos ya que al hacerlo nuestro cerebro no solo debe utilizar una gran cantidad de energía (que en vez podríamos aplicarla para cosas productivas), sino que se pueden dañar las estructuras neuronales que regulan las emociones, la memoria y las sensaciones. 

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